WEB

 

AQUA AURA - La rinascita e il cambiamento, l’arte contemporanea e il sublime
Di Tania Cefis - HESTETIKA Magazie

 

La IV edizione di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea si è da poco ufficialmente conclusa e alcune esposizioni si sono rivelate davvero interessanti e stimolanti.

Tra queste la personale La stratégie du camouflage, a cura di Marta Santacatterina, esposta ancora fino al 23 maggio presso il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma, appunto, ad opera di un artista milanese ‘rinato’ artisticamente con diversi battesimi, l’ultimo dei quali lo vede rispondere al nome di Aqua Aura. Attratti dallo pseudonimo alchemico e dal percorso espositivo in sottile dialogo con l’antica collezione museale, l’abbiamo intervistato.

 

Perché il nome “Aqua Aura”?

Perché quando nasci, quando vieni alla luce in questo mondo è bene avere un nome per distinguerti, in quanto “specifica cosa” tra le cose. Io sono nato almeno 3 volte. Nell’ultima ho scelto questo nome, Aqua Aura, una pseudo pietra preziosa ottenuta da un semplice quarzo che ha subito un processo di trasformazione grazie ai vapori dell’oro. Ho pensato che potesse essere un buon nome dietro al quale nascondersi. Poteva essere il nome di un collettivo e, nel caso di un nome proprio, sufficientemente ermetico per non suggerire specifiche di genere. Pensavo celasse quel tanto di ermetico da portare l’attenzione del pubblico più sull’opera che sul suo artefice. Con mia profonda sorpresa ho scoperto che questo nome finisce per catalizzare la curiosità della gente oltre la mia volontà.

Nel tuo percorso si legge anche di un allontanamento dall’arte contemporanea e della ricerca del Sublime nella nostra epoca...

L’allontanamento dall’arte contemporanea…Nel momento in cui realizzi un’opera visuale, che un numero sufficiente di persone considera un’“opera d’arte”, è inevitabile ricadere nel territorio dell’arte contemporanea; in quanto realizzata nel suo specifico momento storico è contemporanea a prescindere.

Se, invece, intendi riferirti alla mia storia personale, come ti ho detto sono nato più volte. Per nascere nuovamente occorre prima morire. Per dodici anni, dal 1999 ho vissuto un’altra vita. In questa nuova vita non volevo che ci fossero più le tracce di quello che ero. Mi sono occupato d’altro radicalmente: niente più arte contemporanea, niente gallerie, niente addetti ai lavori. Ho cominciato a guardare il mio “demone” con occhi completamente nuovi.

Il Sublime è nella nostra epoca un concetto minoritario. La sua ricerca sembra quasi superflua, se non ridicola, a paragone delle tante aspirazioni dei miei contemporanei. Io credo invece che nella tensione al Sublime si celi, ancora, una delle radici del fare Arte. Il Sublime è il contraltare della frivolezza e del vuoto pneumatico verso i quali sembrano spingerci gli sviluppi dei media e i dettami della comunicazione in generale. Io cerco invece un’esperienza estetica profonda, che racchiuda in sé la perdizione di un “rapimento”, uno stato di estasi che vada di pari passo con una condizione di tremore, di panico a volte, di fronte al “reale” che ci viene incontro. Tento un processo di ricerca di qualcosa che ci trascenda. Non voglio mai dimenticare che la mia condizione, la tua e quella di tutti, non è l’onnipotenza. Equivoco che vive con disimpegno la nostra epoca.

Fotografia, video-arte, installazioni, con alla base il binomio “arte e scienza”. In quali direzioni si sta muovendo la tua ricerca artistica?

Ad essere sincero: non lo so. Sono le opere o gli interi cicli che mi suggeriscono il passo successivo o lo scarto parallelo.
Non vorrei condurre il discorso su una china di ambiguità ma è, sostanzialmente, la verità. La mia attività è iniziata su presupposti di un’autodisciplina, nel cui perimetro rimane ferma la triade Paesaggio – Natura Morta – Ritratto, ed il mio referente è sempre lo specchio del reale ma, come puoi aver notato, è un percorso pieno di scarti e scivolamenti verso altre direzioni. L’opera, venendo al mondo, apre nuovi scenari e sentieri dentro i quali sa condurmi.

Il coinvolgimento dello spettatore nella tua arte che ruolo ha giocato e gioca ora?

Una domanda delicata che richiede una risposta complessa. Non so se sarò in grado di formulare una replica esaustiva. Sono davvero poche le opere, tra quelle che ho realizzato, che richiedono il contributo del pubblico per concludersi. Direi, principalmente, tra le installazioni. Un esempio di questo processo è The Gift (attualmente esposta presso il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma, nell’ambito del Festival PARMA 360), dove io creo l’innesco, in questo caso: l’esposizione di cellule tumorali in forma macroscopica. Per con-chiudersi l’opera ha però bisogno dell’incontro con il pubblico. È solo attraverso il vissuto personale di ogni singolo spettatore rispetto all’esperienza alla quale l’opera rimanda, che l’opera stessa prende senso, acquisisce un valore emozionale ed esperienziale. Senza questo “incontro” gli oggetti rimangono muti.
Per tutte le altre opere, sono convinto, il dialogo lo componi in forma personale: esistono perché sono il tuo monologo. Sono lì per te che ne sei l’artefice. Quelle più riuscite hanno la fortuna di parlare una lingua universale e, quindi, vanno incontro allo spettatore.

Oggi è sempre più urgente una riflessione sui cambiamenti climatici e sul rapporto uomo-natura sia a livello micro che macroscopico. Quale messaggio vuoi dare con il tuo lavoro?

Non credo di voler dare nessun messaggio in particolare, piuttosto vorrei lasciare una traccia emozionale, che riesca a travasarsi nelle vene e nei visceri dell’osservatore. Oppure, in alternativa, vorrei poter avvolgere l’emotività del pubblico di un senso poetico-estetico pervasivo. Parte di questo pianeta sta svanendo ed è su questo che lavoro attualmente. Se a qualcuno tra il pubblico, dopo aver osservato un mio lavoro, venisse la voglia di documentarsi e verificare i dati sulla ricerca relativa al degrado dei ghiacciai, degli oceani e dell’ambiente naturale in generale, sarebbe già un grande risultato. Le università e i centri di ricerca di tutto il mondo sono pieni di gente che lavora in modo serio e attendibile alla verifica di questa sparizione. Loro sono senz’altro sorgenti d’informazione più autorevoli di quanto possa essere io. Tutti quei ricercatori fanno il loro egregio lavoro, io faccio il mio, che è di gran lunga meno rilevante.
L’ideale sarebbe che, dopo questo percorso di incontro-scoperta-informazione, il cittadino medio decidesse di cambiare stile di vita, di scendere in piazza per costringere la politica ad occuparsi attivamente del problema, o che ne so… di unirsi a Greenpeace, magari.

Nuovi progetti espositivi in cui potremo vederti prossimamente?

Gli ultimi mesi sono stati un lungo tour de force espositivo tra l’Italia e l’estero; un grande sforzo logistico e organizzativo. La stagione si dovrebbe chiudere con la mia presenza a Basilea in occasione di Volta, con la galleria Luisa Catucci di Berlino. La prossima stagione aprirà in agosto con una doppia personale berlinese da Luisa Catucci e proseguirà, nel tardo autunno, con una personale da VV8 Artecontemporanea a Reggio Emilia.
Ora come ora sento però la necessità, più che di esporre i miei lavori al pubblico, di ritirami in studio per concentrarmi e proseguire nel silenzio di una più intima ricerca.

logo AA   

Cell: +39 349 5232561‬
Email: aquaaura@tiscali.it

facebook instagram

Search